Il Palazzo dell’Antico Seminario di Lecce ospita al primo piano dipinti, sculture, preziosi arredi e paramenti liturgici che costituiscono la collezione del Museo Diocesano d’Arte Sacra.
Un percorso espositivo che racconta la storia religiosa della città e della sua Diocesi, principale committente di opere d’arte e artigianato, specchio delle tendenze artistiche che si sviluppano a Lecce soprattutto tra Seicento e Settecento.
Nelle sale del museo a esponenti della scuola napoletana si affiancano pittori locali, alla statuaria in cartapesta, le sculture lignee. Un piccolo soppalco custodisce il Tesoro della Cattedrale con argenti di manifattura napoletana e ricchi paramenti sacri.
“Sacra famiglia del cucito” di Paolo Finoglio

Opera autografa di Paolo Finoglio, importante esponente della scuola napoletana del XVII secolo, il dipinto mostra l’influenza esercitata da Caravaggio durante il suo soggiorno a Napoli.
In un ambiente intimo e domestico, illuminato da un fascio di luce radente proveniente da sinistra, la Sacra Famiglia è rappresentata durante le attività quotidiane con uno spiccato realismo richiamato da particolari come il gesto della Vergine intenta a cucire, o la figura di San Giuseppe, colto in un momento di riposo, con ancora tra le mani gli strumenti del lavoro.
In basso a destra la figura del committente dell’opera, probabilmente un prelato, con il particolare pince-nez sul naso.
“Sant’Oronzo riceve da Cristo il mandato di proteggere la città dalla peste” di Serafino Elmo
Serafino Elmo, importante artista leccese del Settecento, è l’autore del dipinto che riassume la storia di Sant’Oronzo, patrono della città.
È un complesso gioco di rimandi quello che pervade l’opera. Il Cristo, Salvator Mundi, rivolge lo sguardo ad un angelo che porge a Sant’Oronzo una lancia a completamento del suo armamento composto da uno scudo su cui è indicato il suo ruolo: patronus. Gli angeli che circondano il santo reggono un pastorale, simbolo del suo vescovado, la croce, richiamo al sacrificio e la palma del martirio. In basso a destra un’interessante veduta della città di Lecce con le mura cinquecentesche e la porta dedicata a Carlo V dalle quali si allontanano due figure considerate la rappresentazione degli appestati; a sinistra, relegata nell’ombra, la figura del demonio ormai sconfitto.
Busto di Sant’Oronzo
Fa parte del Tesoro della Cattedrale il busto di Sant’Oronzo in argento fuso, sbalzato ed inciso, con pietre incastonate realizzato nel 1761 dall’argentiere partenopeo Domenico Gigante.
Un’altra celebre statua in argento del santo patrono di Lecce è ancora custodita nella sacrestia della Cattedrale, esposta in occasione della festa patronale e portata in processione nel pomeriggio del 24 agosto.
Statua di Giuditta e Oloferne
L’opera realizzata in cartapesta dal celebre maestro Raffaele Caretta fu premiata con la medaglia d’argento all’Esposizione internazionale di Torino del 1898. All’arte della cartapesta gli artisti leccesi hanno fatto largamente ricorso per decorare le tante chiese della città sin dall’epoca barocca realizzando prevalentemente figure di santi e crocifissioni. Insolito e originale il tema scelto da Raffaele Caretta che rappresenta Giuditta nel momento immediatamente successivo alla decapitazione di Oloferne.
Il Palazzo dell’Antico Seminario di Lecce ospita al primo piano dipinti, sculture, preziosi arredi e paramenti liturgici che costituiscono la collezione del Museo Diocesano d’Arte Sacra.
Un percorso espositivo che racconta la storia religiosa della città e della sua Diocesi, principale committente di opere d’arte e artigianato, specchio delle tendenze artistiche che si sviluppano a Lecce soprattutto tra Seicento e Settecento.
Nelle sale del museo a esponenti della scuola napoletana si affiancano pittori locali, alla statuaria in cartapesta, le sculture lignee. Un piccolo soppalco custodisce il Tesoro della Cattedrale con argenti di manifattura napoletana e ricchi paramenti sacri.
“Sacra famiglia del cucito” di Paolo Finoglio

Opera autografa di Paolo Finoglio, importante esponente della scuola napoletana del XVII secolo, il dipinto mostra l’influenza esercitata da Caravaggio durante il suo soggiorno a Napoli.
In un ambiente intimo e domestico, illuminato da un fascio di luce radente proveniente da sinistra, la Sacra Famiglia è rappresentata durante le attività quotidiane con uno spiccato realismo richiamato da particolari come il gesto della Vergine intenta a cucire, o la figura di San Giuseppe, colto in un momento di riposo, con ancora tra le mani gli strumenti del lavoro.
In basso a destra la figura del committente dell’opera, probabilmente un prelato, con il particolare pince-nez sul naso.
“Sant’Oronzo riceve da Cristo il mandato di proteggere la città dalla peste” di Serafino Elmo
Serafino Elmo, importante artista leccese del Settecento, è l’autore del dipinto che riassume la storia di Sant’Oronzo, patrono della città.
È un complesso gioco di rimandi quello che pervade l’opera. Il Cristo, Salvator Mundi, rivolge lo sguardo ad un angelo che porge a Sant’Oronzo una lancia a completamento del suo armamento composto da uno scudo su cui è indicato il suo ruolo: patronus. Gli angeli che circondano il santo reggono un pastorale, simbolo del suo vescovado, la croce, richiamo al sacrificio e la palma del martirio. In basso a destra un’interessante veduta della città di Lecce con le mura cinquecentesche e la porta dedicata a Carlo V dalle quali si allontanano due figure considerate la rappresentazione degli appestati; a sinistra, relegata nell’ombra, la figura del demonio ormai sconfitto.
Busto di Sant’Oronzo
Fa parte del Tesoro della Cattedrale il busto di Sant’Oronzo in argento fuso, sbalzato ed inciso, con pietre incastonate realizzato nel 1761 dall’argentiere partenopeo Domenico Gigante.
Un’altra celebre statua in argento del santo patrono di Lecce è ancora custodita nella sacrestia della Cattedrale, esposta in occasione della festa patronale e portata in processione nel pomeriggio del 24 agosto.
Statua di Giuditta e Oloferne
L’opera realizzata in cartapesta dal celebre maestro Raffaele Caretta fu premiata con la medaglia d’argento all’Esposizione internazionale di Torino del 1898. All’arte della cartapesta gli artisti leccesi hanno fatto largamente ricorso per decorare le tante chiese della città sin dall’epoca barocca realizzando prevalentemente figure di santi e crocifissioni. Insolito e originale il tema scelto da Raffaele Caretta che rappresenta Giuditta nel momento immediatamente successivo alla decapitazione di Oloferne.