Forma romana e sostanza leccese.

Punto focale di quattro vicoli, a pochi passi da Porta San Biagio, è la Chiesa di San Matteo. Un unicum nel panorama dell’architettura sacra leccese che unisce forme del Barocco romano al tradizionale intaglio decorativo della pietra locale. Se dall’esterno si impongono le superfici concave e convesse tipiche dell’arte del Borromini, all’interno le ricche macchine d’altare richiamano la tradizione tipicamente leccese.
Note storiche e architettoniche
La chiesa, appartenente all’ordine delle Terziare francescane, fu voluta dal vescovo Luigi Pappacoda e realizzata tra il 1667 e il 1700 da Giovanni Andrea Larducci nel luogo di una precedente struttura del XV secolo.
Particolare per la planimetria pseudoellittica e la facciata convessa nel primo ordine e concava nel secondo con decorazione a squame e a bugne, elementi che si discostano dalla tradizione locale e richiamano il Barocco romano del Borromini.
L’interno, oltre a numerosi altari nel tipico stile barocco salentino, accoglie le dodici statue degli Apostoli opera di Placido Buffelli e un affresco tardo-gotico proveniente dalla chiesa di Santa Maria della Luce.
PARTICOLARI DA SCOPRIRE
Altare maggiore
L’altare dedicato a San Matteo è un particolare esempio del Barocco leccese per la ricchezza decorativa e la policromia che ancora oggi lo caratterizza.
Tra le sinuose colonne tortili si inseriscono su ricchi piedistalli le statue di San Luca, Santa Caterina d’Alessandria, San Marco e Sant’Elisabetta d’Ungheria. Una nicchia, dal particolare fondo azzurro decorato con stelle e fiori e circondata da una schiera di puttini, accoglie la statua lignea di San Matteo, realizzata nel 1691 dallo scultore napoletano Gaetano Patalano.
In alto, tra le statue di San Francesco d’Assisi e Sant’Antonio da Padova la tela dell’Assunzione di Maria al cielo.
Particolare il dipinto centrale in cui un Angelo trasporta una torcia a ricordo del prodigio della scampata peste che dette origine nel Quattrocento alla Chiesa della Madonna della Luce. Dopo la distruzione dell’edificio, il titolo parrocchiale passò alla Chiesa di San Matteo.
Altare della Madonna della Luce
All’interno di una cornice barocca l’altare custodisce una delle poche testimonianze dell’arte figurativa medievale a Lecce. Si tratta di un bellissimo frammento di affresco, portato a San Matteo, insieme al titolo parrocchiale, dalla piccola chiesetta extraurbana della Madonna della Luce andata distrutta.
L’affresco, realizzato nel 1400, rappresenta una tenera immagine della Madonna del Latte, con Maria in trono mentre allatta Gesù Bambino. Alla dolcezza e intimità di una scena di vita quotidiana si contrappongono i simboli che preannunciano la Passione e la Resurrezione di Cristo, la rondine nella mano di Gesù e il corallo al collo.
Organo
Appena entrati in chiesa, sollevato lo sguardo sul portale, appare la raffinata cantoria lignea, a parapetto mistilineo e decorata con festoni a palmette, ornati, motivi fitomorfi e conchiglie a rilievo. Sorregge il prezioso involucro ligneo intagliato e dorato di un organo a tre campate. Fu realizzato per la Chiesa di Santa Croce nel 1735, a sostituzione del più antico distrutto da un incendio, dal maestro Carlo Sanarica di Grottaglie, autore di molti strumenti salentini e su disegno di Francesco Antonio Piccinni. Dopo la soppressione dell’ordine dei Celestini e l’abbandono della Chiesa di Santa Croce, l’organo fu dapprima spostato in Cattedrale, dove funzionò fino al 1910, anno in cui fu sostituito da uno strumento elettrico, e infine portato nella Chiesa di San Matteo, dove trovò la sua collocazione definitiva.

Forma romana e sostanza leccese.

Punto focale di quattro vicoli, a pochi passi da Porta San Biagio, è la Chiesa di San Matteo. Un unicum nel panorama dell’architettura sacra leccese che unisce forme del Barocco romano al tradizionale intaglio decorativo della pietra locale. Se dall’esterno si impongono le superfici concave e convesse tipiche dell’arte del Borromini, all’interno le ricche macchine d’altare richiamano la tradizione tipicamente leccese.
Note storiche e architettoniche
La chiesa, appartenente all’ordine delle Terziare francescane, fu voluta dal vescovo Luigi Pappacoda e realizzata tra il 1667 e il 1700 da Giovanni Andrea Larducci nel luogo di una precedente struttura del XV secolo.
Particolare per la planimetria pseudoellittica e la facciata convessa nel primo ordine e concava nel secondo con decorazione a squame e a bugne, elementi che si discostano dalla tradizione locale e richiamano il Barocco romano del Borromini.
L’interno, oltre a numerosi altari nel tipico stile barocco salentino, accoglie le dodici statue degli Apostoli opera di Placido Buffelli e un affresco tardo-gotico proveniente dalla chiesa di Santa Maria della Luce.
PARTICOLARI DA SCOPRIRE
Altare maggiore
L’altare dedicato a San Matteo è un particolare esempio del Barocco leccese per la ricchezza decorativa e la policromia che ancora oggi lo caratterizza.
Tra le sinuose colonne tortili si inseriscono su ricchi piedistalli le statue di San Luca, Santa Caterina d’Alessandria, San Marco e Sant’Elisabetta d’Ungheria. Una nicchia, dal particolare fondo azzurro decorato con stelle e fiori e circondata da una schiera di puttini, accoglie la statua lignea di San Matteo, realizzata nel 1691 dallo scultore napoletano Gaetano Patalano.
In alto, tra le statue di San Francesco d’Assisi e Sant’Antonio da Padova la tela dell’Assunzione di Maria al cielo.
Particolare il dipinto centrale in cui un Angelo trasporta una torcia a ricordo del prodigio della scampata peste che dette origine nel Quattrocento alla Chiesa della Madonna della Luce. Dopo la distruzione dell’edificio, il titolo parrocchiale passò alla Chiesa di San Matteo.
Altare della Madonna della Luce
All’interno di una cornice barocca l’altare custodisce una delle poche testimonianze dell’arte figurativa medievale a Lecce. Si tratta di un bellissimo frammento di affresco, portato a San Matteo, insieme al titolo parrocchiale, dalla piccola chiesetta extraurbana della Madonna della Luce andata distrutta.
L’affresco, realizzato nel 1400, rappresenta una tenera immagine della Madonna del Latte, con Maria in trono mentre allatta Gesù Bambino. Alla dolcezza e intimità di una scena di vita quotidiana si contrappongono i simboli che preannunciano la Passione e la Resurrezione di Cristo, la rondine nella mano di Gesù e il corallo al collo.
Organo
Appena entrati in chiesa, sollevato lo sguardo sul portale, appare la raffinata cantoria lignea, a parapetto mistilineo e decorata con festoni a palmette, ornati, motivi fitomorfi e conchiglie a rilievo. Sorregge il prezioso involucro ligneo intagliato e dorato di un organo a tre campate. Fu realizzato per la Chiesa di Santa Croce nel 1735, a sostituzione del più antico distrutto da un incendio, dal maestro Carlo Sanarica di Grottaglie, autore di molti strumenti salentini e su disegno di Francesco Antonio Piccinni. Dopo la soppressione dell’ordine dei Celestini e l’abbandono della Chiesa di Santa Croce, l’organo fu dapprima spostato in Cattedrale, dove funzionò fino al 1910, anno in cui fu sostituito da uno strumento elettrico, e infine portato nella Chiesa di San Matteo, dove trovò la sua collocazione definitiva.