Espressione del Barocco leccese e maggiore opera del suo più illustre architetto, Giuseppe Zimbalo.

Dedicata all’Assunta è inserita nella splendida cornice di Piazza del Duomo, tra il campanile, l’Episcopio e il palazzo dell’Antico Seminario, la cattedrale si presenta agli occhi del visitatore con il suo prospetto laterale, mentre il principale appare quasi nascosto. Una facciata che Zimbalo rende più ricca per accogliere, in un arco di trionfo, le statue dei nuovi santi patroni, Oronzo, Giusto e Fortunato e l’emblema del vescovo Luigi Pappacoda, personaggio chiave della storia religiosa e artistica della Lecce del Seicento.
All’interno, il delicato colore della pietra leccese si affianca alle ricche policromie dei marmi di altari e balaustre. Dalle vetrate istoriate filtrano raggi di luce ad esaltare dettagli e particolari del ricco apparato decorativo.
Note storiche e architettoniche
I primi documenti storici che parlano della presenza di una sede vescovile a Lecce risalgono ad età normanna, quando nel 1114 il Vescovo Formoso Lubelli e il conte Goffredo II fecero costruire il primo campanile. Nella prima metà del XIII secolo, a causa delle pessime condizioni, la chiesa fu ricostruita.
È al vescovo Luigi Pappacoda che si deve l’attuale aspetto della chiesa, eretta a partire dal 1659, esaltando la figura di Sant’Oronzo che tre anni prima aveva salvato la città da una epidemia di peste, divenendone il patrono. L’opera viene affidata al grande architetto e scultore leccese Giuseppe Zimbalo, che conduce i lavori dal 1659 al 1670.
Allo stesso architetto fu affidata la ricostruzione del campanile, un tempo collocato a lato della facciata principale, impostato sul lato orientale della piazza. I lavori durarono dal 1661 al 1682, come riporta l’epigrafe sulla penultima monofora.
La caratteristica decorazione barocca si impone sulla facciata laterale, che ospita i santi patroni, Oronzo (in alto), Giusto e Fortunato, mentre più classico e lineare appare il prospetto principale che guarda l’Episcopio.
Numerosi sono gli altari in marmo e in pietra leccese che arricchiscono l’interno della chiesa, suddiviso in tre navate da robusti pilastri.
PARTICOLARI DA SCOPRIRE
Controsoffitto
Copre la navata centrale un prezioso controsoffitto seicentesco in legno intagliato e arricchito da dorature. Nella trama dei cassettoni a croce greca e a ottagono, tre tele, attribuite a Giuseppe da Brindisi, raccontano gli episodi più significativi della vita del santo patrono leccese.
Nella tela più vicina al transetto, La predicazione, Sant’Oronzo, non ancora vescovo della città, diffonde col crocifisso in mano il Cristianesimo nel territorio leccese e salentino, ancora pagano ai tempi della dominazione romana.
Nella tela più vicina alla controfacciata, il Martirio di Sant’Oronzo, il Santo, rappresentato come primo vescovo di Lecce, sta per essere decapitato durante le persecuzioni dei cristiani dell’imperatore Nerone.
Al centro del soffitto la tela che rappresenta la Protezione dalla peste in cui Sant’Oronzo dal cielo tiene fuori dalla città la peste. Lecce è rappresentata con le mura di fortificazione e le architetture che la caratterizzavano nel Seicento. Fuori da una delle porte urbiche la personificazione della peste del 1656.
Altare della Natività (o del Presepe)
L’altare della Natività rappresenta uno dei più importanti e particolari esempi del Barocco leccese. La struttura a baldacchino è sorretta da sinuose colonne tortili tra le cui spire si affollano angioletti e volatili tra girali vegetali e frutti. La particolare struttura fu realizzata per accogliere le statue in pietra, più antiche, del Presepe realizzato dal grande artista cinquecentesco Gabriele Riccardi e già presenti nella cattedrale prima delle ristrutturazioni barocche. Giuseppe, Maria e Gesù bambino sono collocati al centro davanti al dipinto dell’Annunciazione, mentre sopra al baldacchino davanti al palazzo di Erode, sfilano i re Magi al suono dei flauti dei pastori.
Altare di Sant’Oronzo
Il santo patrono della città viene celebrato in un grandioso altare nel transetto a destra. Realizzato totalmente in marmi policromi richiama, con le figure rappresentate, la più antica storia dei patroni di Lecce.
Sant’Oronzo è rappresentato al centro in un dipinto di Giovanni Andrea Coppola (1656), pittore gallipolino, dove è raffigurato come vincitore sul paganesimo. Ai suoi piedi infatti un idolo di una divinità in frantumi. I compatroni di Lecce trovano posto nelle due nicchie laterali: San Fortunato a destra e San Giusto a sinistra. La narrazione della storia del patrono continua nel secondo ordine dell’altare con la rappresentazione nelle due nicchie di Santa Petronilla a sinistra, la matrona romana che aveva raccolto le spoglie di Sant’Oronzo e a destra di Sant’Emiliana, sorella del santo.
Fu la stessa città di Lecce a commissionare allo Zimbalo e a G.A. Larducci l’altare e a farvi quindi apporre il proprio stemma: una lupa sotto un albero di leccio coronato che domina sopra l’iscrizione dedicatoria.
Sant’Oronzo, San Giusto e San Fortunato
Secondo la tradizione, Sant’Oronzo visse nel I secolo d.C. durante la dominazione romana a Lecce. La storia racconta che insieme al nipote, San Fortunato, durante una battuta di caccia nella località di San Cataldo incontrò San Giusto, discepolo di San Paolo in viaggio verso Roma. I due si convertirono al Cristianesimo e iniziarono la loro opera di proselitismo. Sant’Oronzo, ritenuto il primo vescovo di Lecce, fu perseguitato e subì il martirio nell’età dell’imperatore Nerone. Fu decapitato in un luogo, a poca distanza da Lecce, dove sorge la Chiesa “della testa di Sant’Oronzo”. Le sue spoglie furono raccolte da una matrona leccese, Santa Petronilla e, secondo una tradizione, riposerebbero all’interno della Cattedrale, sotto l’ultimo pilastro a destra della navata centrale.
I tre santi sono festeggiati dal 24 al 26 agosto.
La cripta
Due scalinate dalle navate laterali conducono alla cripta della cattedrale, dedicata a Santa Maria della Scala. Colpisce subito il contrasto tra la ricchezza della chiesa superiore e la sobrietà e linearità dell’ambiente sotterraneo, risalente alla prima metà del ‘500, caratterizzato dalla monocromia della chiara pietra leccese e da una fitta serie di colonne e semicolonne con capitelli ornati da motivi decorativi diversi.
Questo aspetto è in parte frutto dei restauri della metà del Novecento che hanno ripristinato l’aspetto cinquecentesco tramite la rimozione di gran parte delle aggiunte barocche. Solo sulle pareti laterali persistono quattro altari seicenteschi.
Due particolari capitelli presentano i due stemmi di Lecce: quello più antico rappresenta una torre coronata, l’originaria torre campanaria della cattedrale costruita in età medievale in ricordo della torre in cui fu rinchiusa Sant’Irene, antica patrona di Lecce.
La Cripta, utilizzata come area sepolcrale, presenta nel pavimento, oltre a numerose epigrafi funerarie, pozzetti per la deposizione dei defunti ed ossari. Altri ambienti per sepolture sono stati recentemente rinvenuti al di sotto del pavimento della navata della cattedrale.

Espressione del Barocco leccese e maggiore opera del suo più illustre architetto, Giuseppe Zimbalo.

Dedicata all’Assunta è inserita nella splendida cornice di Piazza del Duomo, tra il campanile, l’Episcopio e il palazzo dell’Antico Seminario, la cattedrale si presenta agli occhi del visitatore con il suo prospetto laterale, mentre il principale appare quasi nascosto. Una facciata che Zimbalo rende più ricca per accogliere, in un arco di trionfo, le statue dei nuovi santi patroni, Oronzo, Giusto e Fortunato e l’emblema del vescovo Luigi Pappacoda, personaggio chiave della storia religiosa e artistica della Lecce del Seicento.
All’interno, il delicato colore della pietra leccese si affianca alle ricche policromie dei marmi di altari e balaustre. Dalle vetrate istoriate filtrano raggi di luce ad esaltare dettagli e particolari del ricco apparato decorativo.
Note storiche e architettoniche
I primi documenti storici che parlano della presenza di una sede vescovile a Lecce risalgono ad età normanna, quando nel 1114 il Vescovo Formoso Lubelli e il conte Goffredo II fecero costruire il primo campanile. Nella prima metà del XIII secolo, a causa delle pessime condizioni, la chiesa fu ricostruita.
È al vescovo Luigi Pappacoda che si deve l’attuale aspetto della chiesa, eretta a partire dal 1659, esaltando la figura di Sant’Oronzo che tre anni prima aveva salvato la città da una epidemia di peste, divenendone il patrono. L’opera viene affidata al grande architetto e scultore leccese Giuseppe Zimbalo, che conduce i lavori dal 1659 al 1670.
Allo stesso architetto fu affidata la ricostruzione del campanile, un tempo collocato a lato della facciata principale, impostato sul lato orientale della piazza. I lavori durarono dal 1661 al 1682, come riporta l’epigrafe sulla penultima monofora.
La caratteristica decorazione barocca si impone sulla facciata laterale, che ospita i santi patroni, Oronzo (in alto), Giusto e Fortunato, mentre più classico e lineare appare il prospetto principale che guarda l’Episcopio.
Numerosi sono gli altari in marmo e in pietra leccese che arricchiscono l’interno della chiesa, suddiviso in tre navate da robusti pilastri.
PARTICOLARI DA SCOPRIRE
Controsoffitto
Copre la navata centrale un prezioso controsoffitto seicentesco in legno intagliato e arricchito da dorature. Nella trama dei cassettoni a croce greca e a ottagono, tre tele, attribuite a Giuseppe da Brindisi, raccontano gli episodi più significativi della vita del santo patrono leccese.
Nella tela più vicina al transetto, La predicazione, Sant’Oronzo, non ancora vescovo della città, diffonde col crocifisso in mano il Cristianesimo nel territorio leccese e salentino, ancora pagano ai tempi della dominazione romana.
Nella tela più vicina alla controfacciata, il Martirio di Sant’Oronzo, il Santo, rappresentato come primo vescovo di Lecce, sta per essere decapitato durante le persecuzioni dei cristiani dell’imperatore Nerone.
Al centro del soffitto la tela che rappresenta la Protezione dalla peste in cui Sant’Oronzo dal cielo tiene fuori dalla città la peste. Lecce è rappresentata con le mura di fortificazione e le architetture che la caratterizzavano nel Seicento. Fuori da una delle porte urbiche la personificazione della peste del 1656.
Altare della Natività (o del Presepe)
L’altare della Natività rappresenta uno dei più importanti e particolari esempi del Barocco leccese. La struttura a baldacchino è sorretta da sinuose colonne tortili tra le cui spire si affollano angioletti e volatili tra girali vegetali e frutti. La particolare struttura fu realizzata per accogliere le statue in pietra, più antiche, del Presepe realizzato dal grande artista cinquecentesco Gabriele Riccardi e già presenti nella cattedrale prima delle ristrutturazioni barocche. Giuseppe, Maria e Gesù bambino sono collocati al centro davanti al dipinto dell’Annunciazione, mentre sopra al baldacchino davanti al palazzo di Erode, sfilano i re Magi al suono dei flauti dei pastori.
Altare di Sant’Oronzo
Il santo patrono della città viene celebrato in un grandioso altare nel transetto a destra. Realizzato totalmente in marmi policromi richiama, con le figure rappresentate, la più antica storia dei patroni di Lecce.
Sant’Oronzo è rappresentato al centro in un dipinto di Giovanni Andrea Coppola (1656), pittore gallipolino, dove è raffigurato come vincitore sul paganesimo. Ai suoi piedi infatti un idolo di una divinità in frantumi. I compatroni di Lecce trovano posto nelle due nicchie laterali: San Fortunato a destra e San Giusto a sinistra. La narrazione della storia del patrono continua nel secondo ordine dell’altare con la rappresentazione nelle due nicchie di Santa Petronilla a sinistra, la matrona romana che aveva raccolto le spoglie di Sant’Oronzo e a destra di Sant’Emiliana, sorella del santo.
Fu la stessa città di Lecce a commissionare allo Zimbalo e a G.A. Larducci l’altare e a farvi quindi apporre il proprio stemma: una lupa sotto un albero di leccio coronato che domina sopra l’iscrizione dedicatoria.
Sant’Oronzo, San Giusto e San Fortunato
Secondo la tradizione, Sant’Oronzo visse nel I secolo d.C. durante la dominazione romana a Lecce. La storia racconta che insieme al nipote, San Fortunato, durante una battuta di caccia nella località di San Cataldo incontrò San Giusto, discepolo di San Paolo in viaggio verso Roma. I due si convertirono al Cristianesimo e iniziarono la loro opera di proselitismo. Sant’Oronzo, ritenuto il primo vescovo di Lecce, fu perseguitato e subì il martirio nell’età dell’imperatore Nerone. Fu decapitato in un luogo, a poca distanza da Lecce, dove sorge la Chiesa “della testa di Sant’Oronzo”. Le sue spoglie furono raccolte da una matrona leccese, Santa Petronilla e, secondo una tradizione, riposerebbero all’interno della Cattedrale, sotto l’ultimo pilastro a destra della navata centrale.
I tre santi sono festeggiati dal 24 al 26 agosto.
La cripta
Due scalinate dalle navate laterali conducono alla cripta della cattedrale, dedicata a Santa Maria della Scala. Colpisce subito il contrasto tra la ricchezza della chiesa superiore e la sobrietà e linearità dell’ambiente sotterraneo, risalente alla prima metà del ‘500, caratterizzato dalla monocromia della chiara pietra leccese e da una fitta serie di colonne e semicolonne con capitelli ornati da motivi decorativi diversi.
Questo aspetto è in parte frutto dei restauri della metà del Novecento che hanno ripristinato l’aspetto cinquecentesco tramite la rimozione di gran parte delle aggiunte barocche. Solo sulle pareti laterali persistono quattro altari seicenteschi.
Due particolari capitelli presentano i due stemmi di Lecce: quello più antico rappresenta una torre coronata, l’originaria torre campanaria della cattedrale costruita in età medievale in ricordo della torre in cui fu rinchiusa Sant’Irene, antica patrona di Lecce.
La Cripta, utilizzata come area sepolcrale, presenta nel pavimento, oltre a numerose epigrafi funerarie, pozzetti per la deposizione dei defunti ed ossari. Altri ambienti per sepolture sono stati recentemente rinvenuti al di sotto del pavimento della navata della cattedrale.